metto un punto su questo blog e non andrò daccapo. non più. non qui, almeno. spiegare cosa significhi avere e sentire un blog è dura, soprattutto per chi di blog non ne ha. questo blog ha attraversato un periodo scostante della mia vita, caratterizzato da continui sali e scendi emozionali. eppure oggi lo sento a me estraneo, lo sento vuoto e sebbene non riesca ad afferrarne il reale motivo non posso che seguire i miei istinti. come sempre. lascio due parole perchè tramite questo interfaccia ho imparato molte cose su di me ed ho conosciuto anime sparse. non sono state conoscenze profonde o continuative, sono stati istanti, frammenti. ma sono stati importanti. perchè se c'è una cosa che credo su ogni altra è che l'uomo da solo non possa stare. ha bisogno di mani, sorrisi, parole, tumulti, occhi, pelle, sudore. e spesso trovarli in "estranei" rende tutto più semplice. i protagonisti di questo blog sono quanto di più caro ho al mondo, nonostante alcuni non siano più tra le mie mani. capita a volte che l'affetto non sia abbastanza. non vuole essere retorica, non sono così saggia, è solo consapevolezza del fatto che non sempre le cose possano andare come noi vorremmo andassero. adesso vorrei essere al mare e lavare con l'acqua tutte le mie mancanze. non potendolo fare, sprigiono i miei pensieri qui. in quello che è stato un mio caro confidente quando anche solo guardare gli altri era impossibile.
non so con quanta acqua salata ho lavato la tastiera in questi mesi, so solo che questo strumento mi mancherà perchè in fondo sono una romanticona da strapazzo.
grazie ancora. a tutti ed al mio blog. e a nick cave che gracchia love letter nelle cuffiette. e ai sigur ros che mi hanno aiutato a prendere questa decisione. che comunque vada so che non potrebbe essere diversa.
F.
se fossi capace di scrivere canzoni una la intitolerei soulmate, perchè rende benissimo il concetto di quello che ho sempre creduto fosse amicizia. ci sono poche cose che mi legano a me bambina, quella che forse un giorno sono stata, ed una di quelle preziose, che ho sempre conservato gelosamente, è l'idea di avere almeno un soulmate. la condivisione è una delle cose che adoro di più, insieme alla confidenza. sono così rare, così difficili da conseguire, così logoranti se disattese. bisogno reciproco di viversi e esigenza stringente di farlo, oltre tutto e tutti. oltre l'idea che l'essere umano ha di sè. oltre l'idea del tempo che trasforma. che corrode. le cose. bambinesco appunto. ciò che mi lega/legava alla bambina che un giorno credo proprio di essere stata.
smarrire, perdere un soulmate è perdere parte di se stessi. per me è smarrire la sin troppa scarsa fiducia che ho nel mondo. è scoprire di non essere più bambini, mai più. è sentirlo un processo irreversibile. qualcosa che accompagnato da mille silenzi domina e sconfigge i migliori pensieri, i migliori tentativi, le migliori speranze.
quando mi immagino in volo tra i cieli dell'infinito, spero sempre di essere migliore. forse diversa. magari più comprensiva e meno esigente. decisamente più forte, ma con qualche fragilità in più. eccezionalmente tollerante, saggia ma vitale. immagino di abbattere le incomprensioni che coronano la mia vita e di respirare aria pulita,ascoltando i sigur ros. che mi fanno sempre piangere.
ma il volo finisce ed io continuo a dover fare i conti con la me di qui, quella che non ha più un soulmate ma tanti silenzi da colmare. e con i sigur ros, che. anche qui. mi fanno sempre piangere.
mi inebetisco di fonte ai miei limiti e all'impossibilità di schematizzare su un foglio la mia vita. non c'entra niente quello che c'è, c'entra sempre quello che non c'è. [il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia, quello che non c'è]. mi tormenta. me stessa. non mi perdonerei se lo facessi a te. non mi perdonerei se ti deludessi. non mi perdonerei, cazzo. io non devo amare, non devo pretendere, non devo attendere. posso andare bene solo a me stessa. posso condividermi solo con me stessa. e non ci sono parole, non c'è modo di spiegare. ad un certo punto. quello che vivo. è pure egoismo. è puro egocentrismo. vorrei sotterrarmi. ed invece piango. voglio sparire per una lunga notte e tornare trasformata. niente è più doloroso di questo inseguimento del nulla. chi mi ha fatto deve aver dimenticato qualcosa. deve avere omesso il cuore.
nulla serve a spiegare. nulla. un mi dispiace renderebbe rassegnazione, ed io voglio provare a rinnegare. a far evaporare. a costruirmelo da sola. quel cuore. voglio provarci per te. ma non so se sono capace.
nella neve il gelo.
ho dimenticato l'emozione di un compleanno. ricordo quando ero piccola che fuggivo tra urla e battiti sfrenati in giro per casa in attesa dei miei amichetti e dei gelati che mia madre comprava in quantitativi industriali per soddisfare dozzine di bambini sudati. i gelati e nascondino, e la sera diventava bottino di ricordi straordinari. iniziava l'estate. così. poi si cresce, e non è più l'età di nascondersi, anche se i gelati si possono continuare a mangiare. l'anno scorso esame e americani a campo dei fiori. pagliaccio della serata, recuperando sale per giorni ancora mediocri e faticosi, illuminati dalla tua presenza. sono ritornati i battiti sfrenati, ma non erano dovuti al giorno del mio compleanno. e poi un anno di convenevoli, di urla, di risate, di lacrime, di baci sfiorati, voluti. poi il vuoto per un pò, il ritrovare se stessi. il rincorrermi in cunicoli aridi, bui, dove mai. mai. avrei creduto di ritrovarmi. e avere a disposizione solo le proprie mani. le mie mani. così logorate. e avere paura come mai nella vita. come mai. unico obiettivo. cercare aria e luce. e forse averti subordinato ai miei bisogni. me ne scuso, ora come allora. ma c'eri, ci sei, e vorrei ci fossi. sempre. e per sempre. così è arrivato un nuovo compleanno, con delle assenze sconcertanti ma credo ormai messe in conto, e delle presenze rivalutate. si, perchè che importanza ha se non sono combacianti con il mio ego spropositato, ci sono. non hanno mai mancato ad appuntamenti importanti. e mi chiedono ancora come sto. a volte, sembrano anche credere in me. ed io che ho smesso di farmi troppe illusioni. o forse inizio semplicemente ad osservare senza pre concetti. mi diverto. e tu c'eri. in quel giapponese. c'eri. e ridevi con me. perchè sei sempre con me. ormai. non scappi. battiti sfrenati, anche ora. perchè sei il mio regalo più bello. ed io. non ho altro che te.
ho sempre desiderato fare la cantante. io. immaginavo spazi immensi ricoperti da persone festanti e urlanti il mio nome. io. amo celare i miei sentimenti, perchè nel mio personaggio ci sta tutto. io. amo stare da sola in camera, meglio se con musica di dubbia esaltazione. io. sono tutto ed il contrario di tutto. io. ho messo un tavolo in camera che stesse vicino alla finestra per studiare alla luce ma continuo ad utilizzare la scrivania, al buio o presunto tale. io. non sono più la stessa di allora e non sarò mai più la stessa di oggi. eppure sono sempre. io. amo troppe cose contemporaneamente e tendo a non definirle mai. io. ogni tanto mi ritrovo a ringraziare Dio e non so neanche se esiste. io. piango. quasi mai. rido. io. ho molta paura. io. amo la nutella, ma evito di comprarla. io. amo stare negli spazi aperti. magari vuoti. odio. gli spazi angusti. io. ho l'orologio attaccato al polso 24 h su 24h. e quando non lo ho. mi sento persa. io. a volte adoro mettermi in balcone ad ascoltare il silenzio. io. a volte sono oppressa da quel silenzio. io. a volte mi cambierei dalla prima all'ultima virgola. io. a volte frequenterei solo me. stessa. IO.
è che a volte neanche le lacrime bastano. e le parole tanto meno. forse il silenzio. ma ci sono quelle volte che il silenzio non fa altro che aggravare la sensazione di disagio. avvilimento. depressione. e va tutto bene. anche quando il sole va in pensione. va tutto bene. vorrei mi strappassero il cuore, la testa, gli istinti. eppure vorrei più cuore, più testa, più istinti.
l'incompleto.
Lasciate ogni speranza oh voi che entrate.. a Roma si sniffa droga nell'aria. Cool.
alcuni lo chiamano il maestro, altri il professore. me lo trovo in faccia in abito scuro come una conferenza richiede. prima fila. d'obbligo. sembra un nonnetto fragile. qualcuno gli passa il microfono ed inizia ad articolare un discorso apparentemente senza senso, sconfinando da platone ad hegel e proclamando la tecnica come la più alta forma di razionalità raggiunta dall'uomo. quando penso di non aver capito nulla, mi tocca una frase che debilita gli istinti: la democrazia funziona quando coloro che decidono hanno competenza sulle cose per le quali devono decidere. Lo sapevo già. Lo sapevo già. Lo sapevo già. Ma detto così, con questa franchezza, quasi rassegnazione. mai debole. sento. aria. mancante. continuo a ragionare sulle sue parole, su quell'indagine disfattista della realtà comandata dalla tecnica dove la verità è ciò che si ha la capacità di far accadere e dove si riduce drasticamente il concetto di responsabilità individuale. gli effetti delle mie azioni non sono più di mia competenza. faccio una cosa perchè qualcuno gerarchicamente mi ha chiesto di farla. se quella cosa produce effetti seppur devastanti, non mi riguardano. ho un mutuo da pagare. processo irreversibile secondo il nonnetto. fragile? irreversibile. così siamo destinati all'autoeliminazione. e magari non è niente di nuovo. eppure, ogni tanto penso a cosa e dove saremmo se non ci fosse stata la tecnica. questa tecnologia così bombardante, ridondante, estrema, logorante, forti perchè c'è. deboli. perchè c'è. ha permesso a noi (nn trovo modi costruttivi per definire l'essere umano) di posticipare l'ora della morte, di migliorare lo stile di vita, di raggiungere mete impensate, di respirare aria che mai sarebbe stata conosciuta. è normale pagarne il conto. si paga sempre. il conto. rimanere esseri preistorici ci avrebbe forse resi migliori? io non credo. non per niente anche i dinosauri si sono estinti.
cosparsa da cenere di dubbia provenienza. logorata dalle assenze. oppressa dalla presenze. cercare la solitudine per sentirsi in compagnia. a volte sogno di acque infinite ed io. dentro.
Protect me from what i want.
se penso a quell'aereo. se penso a quel giorno. se penso a quelle ore. ho ancora i brividi. a volte mi manca il respiro e mi ritrovo il cuore in gola. peccato che il cuore non si muova. attivo tutti i miei sensori. controllo.emozioni.scroscianti. nessuno sa. a volte mi sembra di ricadere negli attimi dolenti.inizia la cantilena. ce la fai. ce la fai. ce la fai. e ce la faccio. per ora. chi sono io? cosa sanno le persone di me? sono quello che sono o sono quello che le persone sanno di me? per gli altri. dico. e gli altri credono mai che io sia qualcosa di diverso da ciò che rappresento?
ma non è questo il punto.
allora qual è?
Li sentii correr giù per il vialetto fino al marciapiede. Non volevo vederli. Andai in camera e mi sdraiai sul letto. Perchè volevano vedermi? Che cosa potevano fare per me? Non c'era niente da fare. Non c'era niente da dire.
ho voglia di andare al mare. io. ho voglia di andare al mare. alla ricerca di una dimensione. che l'oceano mi comunichi impotenza. caducità. fragilità. trovarmi ai suoi piedi. ed accarezzarlo. ho mai vissuto vite diverse dalla mia? rispondi. vivrò mai vite diverse dalla mia? rispondi. qualcuno. da qualche parte. mi ha dato il dono di penetrarmi sensibilmente. di sprofondarmi e affondarmi. si qualcuno mi ha regalato la trasparenza. una tragedia. a volte vorrei solo alzarmi in piedi ed urlare. affondare la testa nel cuscino e continuare ad urlare. piangere ed urlare contemporaneamente. ed invece. sola. rimango ad ascoltare il mio silenzio. scopro il dolore dell'assenza. gioco al non dire e mi ritrovo sempre più straniera in terra propria. ciò che ho sempre desiderato avere mi manca. il coraggio. mi manca. non so chi sono. a volte. le altre. volte. lo so. ed è una mano quella che cerco, che mi dicesse che pur sbagliando non mancherò all'appuntamento di rendere felice qualcuno. qualcuno. magari non me. ho voglia di andare al mare. io. farmi trascinare dalle correnti e ridere di me stessa. non pensare che se. magari. forse. non io. magari qualcun altro.
c'è aria di dedica. è la fine quella più importante, vediamo almeno di cominciare. mi sono svegliata stamani con l'idea che esista un mondo sommerso. un mondo di gente l'una simile all'altra. che ha una vita normale con vesti normali. ho pensato che le comuni idee sono rivolte solo alla critica dei più e alla commiserazione dei meno. e nessuno si rende conto che c'è anche l'uguale. quello che la mattina si alza e va a faticare. e magari il suo non è un contratto precario e non è neanche un lavoro infame. è solo un lavoro. guadagna il giusto. o almeno quello che sembra giusto. non indossa prada, nè gucci ma al cinema se vuole ci va. ed a volte porta la famiglia a fare una buona cena di pesce. una tantum. ed ha una moglie o forse una compagna. e magari la ama ed ama i suoi figli. o forse ama solo i suoi figli e non la moglie, però non vuole tradirla. giammai, ad una certa età bisogna pensare ad altro. penso alla moglie. anche lei ha un lavoro e fatica parecchio, molte ore al giorno. e talvolta qualche sfizio se lo toglie. stravede per i figli, dicono che le donne siano fatte così. e quando torna a casa cucina. ma non si lamenta o forse un pò. la sua è una vita come tante. non è la migliore vita possibile ma è una vita. realizzazione massima è vedere i propri figli realizzati. e pagano le tasse perchè sono dipendenti. e magari non hanno la TT ma l'onestà si. di loro non si parla mai. forse sono loro i normali. con le loro vite giuste. o presunte tali. senza traumi infantili. senza troppi soldi. nè troppo pochi. la via di mezzo. grigi? forse. ma volevo dedicare loro uno spazio, io che non sono nessuno, perchè sono i più e nessuno li vede.
ma il mio cuore è domiciliato.
You're the colour,
you're the movement and the spin. (Never)
Could it stay with me the whole day long?
Fail with consequence, lose with eloquence
and smile.
I'm not in this movie
I'm not in this song.
Never
Leave me paralyzed, love.
Leave me hypnotized, love.
You're the colour,
you're the movement and the spin. (Never)
Could it stay with me the whole day long?
Fail with consequence, lose with eloquence
and smile.
You're not in this movie
You're not in this song.
Never
Leave me paralyzed, love.
Leave me hypnotized, love.
Leave me paralyzed, love.
Leave me hypnotized, love.
ti ho urlato addosso e non hai ascoltato. hai ritenuto che le mie parole potessero essere messe da parte, in quel momento. hai creduto fosse giusto così. credi di sapere cosa senta ora. in questo momento. e in quello ancora dopo. e anche in quello che c'era prima. credi di conoscere il mio io, erroneamente. io non sono altro che il 10% dei pensieri che mi dedichi. a volte anche di meno. sono quello che non vuoi ascoltare. che vuoi imparare ad omettere. quello che un si non te lo regala, ma nel momento giusto te lo dona. e sono ora in guerra per cercare di essere. una guerra che gioco sempre con armi giocattolo e senza colpire alle spalle. una guerra che tu non conosci. ed io ho sempre meno voglia di raccontare. renderti partecipe di quello che ieri avrei condiviso con te.solo con te. da quanto tempo non vedi lacrime? eppure ho passato giorni a raccoglierle.
ad oggi la mia vita ruota intorno al mio cuore. e basta.
The time to live is now
c'era una me un tempo. giovane mai indifesa. ma pur sempre giovane. c'era una me un tempo che con la consapevolezza della me di oggi avrebbe agito in modo diametralmente opposto al modo in cui ha agito. c'era una me un tempo. e quel tempo non è quello odierno. ho visto lacrime sgorgare ed ho tentato di asciugarle ma non ne ero capace. non avevo gli strumenti. ho vissuto sensazioni ed emozioni che oggi penso non avrei dovuto vivere. non in quel tempo. non in quel modo. ci sono realtà indimenticabili ed i fantasmi non fanno altro che spolverare polvere coprente. c'era una me un tempo. ed oggi non c'è più. avrei voluto e dovuto credere che la vita è uno scherzo. e che si, ci sono età in cui non è poi così importante prenderla sul serio. le cose tornano. a volte.
"guardare la vita in faccia, conoscerla per quello che è, amarla per quello che è; è il diritto di ogni essere umano".

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