TEMPUS EDAX RERUM

Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai SEMPRE l'impressione di aver PERSO QUALCOSA, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle DI NON AVER VISSUTO TUTTO. C'e' quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato TROPPO IN FRETTA nei momenti in cui avresti dovuto fare ATTENZIONE.
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Utente: brokenmeredith
Osservo psicotiche figure ansiose ingannare il tempo censurando lussurriosi desideri di gioia. Qualcosa di molto goloso il gioire fine a se stesso. Sentirsi a posto. Chirurgicamente oltre la perfezione. Un esistere sensato. Pura finzione. Osservo il crimine dell'illusione creare teatrini urbani di marionette, appese a invisibili fili di speranze amare. Osservo. Implacabilmente osservo lo spettacolo della quotidianità bastarda che vuole sudditi umili e alienati. Puro campare per campare per molti. Anestezzarsi e sorridere.

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lyrics - invincible
martedì, 30 gennaio 2007

Je ne veux pas travaille

E' una di quelle serate in cui necessito del tuo abbraccio, magari davanti ad un camino che riscalda e una scatola piena di ricordi.

Ricordi. Non miei e tuoi. Noi, possiamo ancora godere dell'oggi senza dover necessariamente scomodare il passato. Piuttosto, ricordi di tempo appena passato, non ancora remoto, ma comunque da riporre negli spazi angusti di una scatola.

Entusiasmi bruciati, entusiasmi vissuti, vita che sfugge. vita. vissuta?

Delicatamente ripongo oggetti che nascondono pensieri. Un sorriso mi accompagna. Vorrei. Solo. Sentirmi.

Assaggio acqua salata sul mio volto. Vorrei. Solo. Sentirmi. Viva.

E non lo so perchè sono così, e forse non lo saprò mai. E a volte mi stanco anche di chiedermelo. Ma non sono altro che questo. E per tanti non sarò altro che un fenomeno evitabile. Sarò aria. O forse ossigeno. Ma sarò sempre e comunque io. Non altro.

Io. Eccezione. Eccezione necessaria.

 

postato da: brokenmeredith alle ore 23:45 | link | commenti (9)
categorie: pensieri, diario, abbraccio, eccezione

Lovers

Un fragore simile a soffocati tuoni. Così il suo grido spezzato.

 Raccolse le gambe e ne morse la carne.

Spezzò grida soffocando potenti suoni.

Se solo fosse stato possibile illustrare nel cielo quel dolore.

Multipli lampi dal tuono spezzato.

postato da: brokenmeredith alle ore 12:31 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 26 gennaio 2007

Luminal

Mi perseguita l'idea di non essere capace a fare nulla nella vita. Leggo solo confusione intorno a me. Vorrei avere meno pensieri ed essere invasa di concretezza. Vorrei che il mio cervello mi lasciasse in pace.

Vorrei, vorrei, vorrei. Condizionale minimo comune denominatore dei miei discorsi.

Libri sparsi sulla scrivania parlano di diritto, di costituzioni, di leggi. Non voglio ascoltare. Non ho interesse ad ascoltare. Mi chiedo se mi piaccia ciò che sto facendo, ho paura di rispondere ma conosco la risposta. Fottuta domanda retorica.

Non posso e non voglio buttare alle ortiche anni di fatiche ma sono incapace di far finta di nulla quando non mi sento.

Ed ora non mi sento.

Sono sempre in bilico, in costante under construction, il mondo va avanti ed io cerco solo piazzole di sosta. Cervello confuso. Mani in faccia. Vorrei.Solo.Essere.Meno.Agitata.

Eppure quando ho cominciato ero entusiasta, ho scelto questo cammino perchè ho sempre creduto fermamente nell'utopico concetto di giustizia. Nelle sue svariate accezioni. Ho sempre creduto che fosse necessario conoscere ciò che ci governa, ciò che ci controlla, ciò che ci salva e ci condanna.

Ma oggi sono qui senza un fottuto stimolo. Davanti a libri che non mi appartengono.

Ed è la mia vita. ed ero entusiasta di ricominciarla.

e mi viene da piangere perchè parlarne non serve, lamentarsi ha un'utlità anche minore. dovrei solo alzarmi ed impormi di proseguire senza pensare, spegnendo il cervello.stand by.perenne. dovrei.devo.

fanculo. a me.

postato da: brokenmeredith alle ore 20:58 | link | commenti (18)
categorie: diario, lacrime, mondo, confusione
giovedì, 18 gennaio 2007

You forgot to answer

Per un qualche motivo, strano ad individuarsi, forse per molti motivi, ci siamo persi. Una di quelle tragedie alla porta, di quei silenzi latenti, di quelle percosse violente e il conseguente nulla.

Ed è inutile cercarsi, sappiamo entrambi che forse il tempo può laddove non abbiamo potuto noi. Noi, dalle grandi promesse. Noi, dalle enormi parole. Noi, dalle fugaci passioni.

 

Ricordo serenità come sapore lontano.

 

Ora vivo solo una specie di apatia. Mi pervade angosciandomi. Dovrei confondermi con l’armonia della stanza, plasmarmi sulla perfetta imperfezione delle cose. Ma rimarrò qui a terra immobile a guardare senza osservare.

 

E’ solo male in polvere.

 

Questo fottuto tempo che corrode, tempus edax rerum. Perché si cambia, e non è semplice cambiare senza sgomitare, e non è semplice cambiare senza ferire. Passare da ciò che si crede niente a ciò che si crede tutto conseguendo i quindici minuti di Andy, è dolcemente pericoloso.

Si entra in mondi in cui la condivisione diventa eccezione, ci si sente forti, onnipotenti, indistruttibili, gentili servi di mondi corrotti. E non per questo migliori. Certamente falsi d’autore.

 

Non mentire su di te con te.

 

Io sono tradizionalista, forse più tradizionalista di quanto credessi. Ma ti voglio bene, e allora un giorno, magari mai, quando sarà passata la fase di auto esaltazione dell’io, saprai dove trovarmi.

Perché se di fallimento si deve parlare, abbiamo fallito in due.

 

Ma ogni tanto guardati. You forgot to answer.

 

 

postato da: brokenmeredith alle ore 19:13 | link | commenti (16)
categorie: musica, diario, amicizia, , afterhours
mercoledì, 17 gennaio 2007

Eppure sentire un senso di te

 

 

Non è soggetto al tempo, non è soggetto allo spazio. Per quanto possano confonderci. Sempre. Saremo io e te.

Io ti perdono se mi prometti che ci sarai. 

Guardami negli occhi.

Perchè mi sembra di conoscerti da sempre. Perchè so che ti conoscerò per sempre.

 

postato da: brokenmeredith alle ore 14:46 | link | commenti (11)
categorie: musica, amore, elisa, senso
sabato, 13 gennaio 2007

Panic

Angoscia insostenibile.

Qualsiasi suono, parola, colore ha il sapore di un ricordo lontano.

Ragioni ma non ti senti più, è respiro mozzato, è idea di sprofondare. Ma dove? Non lo sai, solo un attimo prima eri ed ora annaspi faticosamente cercandoti.

Parte tutto da dentro, tremi, ti sforzi di non pensarci ed è l'unico pensiero che ti accompagna. E mentre il cuore esplode nelle tempie, continui ad urlarti serenità.

Ma è come se ti guardassi dal di fuori, in te c'è solo paura ed a creazione di un circolo vizioso diventa paura di avere paura.

Piangi perchè sei impotente, perchè è un'angoscia progressiva, quando sembra essersi sedata torna con maggiore vigore. Bestia feroce. E' una lotta spietata tra te e la vita, la tua che però non ti appartiene; come se la stessi dando in comodato d'uso agli incubi, te la restituiranno ma non dello stesso colore di prima. Non sei più la stessa.

E ti chiedi quanto sia distante la follia, quanto debba appartenerti il dolore per capire che la vita non è uno scherzo.

Forse bisogna solo sorridere di più, scaricarsi di più, viversi di più, gioire di più.

E' attivarsi, è conoscere, è vivere, vivere, vivere, senza paura ma con forza e serenità. Incredibile.

postato da: brokenmeredith alle ore 19:14 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, vita, paura, serenità
martedì, 09 gennaio 2007

di ritorno

E non riesco a placare la presenza di acqua salata sul mio volto, guardo fuori dalla finestra ed il niente mi avvolge.

Conati di vomito raccontano dolore.

Sono tornata ma non so dove sono, perchè tu non ci sei.

Provo ad avvalermi del mio self control, respira, respira, respira. Non è niente, non è per sempre.

Abolisco la musica.

Mi sento male.

postato da: brokenmeredith alle ore 16:21 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 08 gennaio 2007

L'illusione di cambiare

Camminava assorto. Era una di quelle giornate che adorava, con il cielo basso che sembrava quasi potesse essere toccato, o almeno sfiorato. Il freddo pungente che gli colorava il naso di rosso, trasformandolo in un clown. Non che si sentisse qualcosa di diverso. E l’odore, l’odore della notte nonostante fosse giorno, che gli ricordava la sua infanzia.
Non che ne avesse ricordi particolarmente precisi, ma una sensazione di benessere malinconico lo coglieva sempre quando riaffiorava il pensiero. E anche oggi si lasciava penetrare da quella sensazione.
In fondo la malinconia era il suo mood preferito, nonostante quello che pensassero gli altri non avrebbe mai potuto pensarsi in vesti diverse da quelle che essa gli offriva giornalmente.
Era la sua vita, non straordinaria, né particolarmente lodevole, ma di certo malinconica.
Pensò che era proprio il giorno giusto. Il giorno giusto per trovare coraggio. Magari qualche giornale lo avrebbe scritto. Si rese conto che stava fantasticando, a chi sarebbe interessata la sua storia? Non era famoso, non aveva un conto a tanti zeri, e oltre a sentirsi un granello di sabbia sapeva fare poco e niente. Si, a nessuno sarebbe interessata.
Non riusciva neppure a ricordarla nei dettagli la sua storia, come era arrivato fino a quel giorno? Dov’è che aveva perso le speranze di cambiare qualcosa? Si domandava, mentre il passo deciso lo conduceva nel posto dove finalmente avrebbe dato un senso alle sue giornate.
Sorrideva. Si, era pronto.
Non era passato giorno senza che si fosse sentito un essere mediocre, inadatto al quieto vivere e alla pazienza, eppure non ce l’aveva con se stesso. Come avrebbe potuto? Da sempre sentiva di appartenere ad un’altra categoria, diversa dagli essere umani di tutti i giorni, quelli che amano la televisione, i discorsi poco impegnati o quelli impegnati ma di facciata, lo svago fine a se stesso, le giornate piene di sole. Non li condannava, credeva di avere la dote della tolleranza, manifestata accettando ogni tipologia di vita differente alla sua. Ma sentiva profondamente di essere fuori posto.
Ogni tanto aveva provato a fingere vestendo i panni di qualcuno o qualcosa di diverso da quello che in realtà era, ma il risultato era stato disastroso. Non ultima una storia d’amore con una ragazza gentile e dolce, aveva promesso a se stesso che sarebbe stato il suo biglietto per raggiungere la vita di tutti. Solo per questo aveva accettato di sposarla, credeva bastasse il paterno affetto nei confronti della dolce e gentile ragazza, ma a nascere tondi non si muore quadrati. Ora lo sapeva bene. Forse le spezzò il cuore quando non si presentò all’altare senza neppure avvisarla, non ne era sicuro. Cambiò semplicemente città. Nessuno o quasi avrebbe pianto la sua assenza.
Era arrivato.
Poteva ammirare il paesaggio di sempre, la casetta piccola e buia che avrebbe voluto acquistare, il fiume gelido che scorreva sotto il ponte e la folta vegetazione che con i colori dell’autunno circondava tutto. Sin dalla prima volta che per caso era capitato in quel posto se ne era innamorato, da allora, quando aveva voglia di uscire di casa, era l’unico luogo dove sentiva di poter andare. Proprio lì gli venne in mente di risolvere tutti i suoi problemi, e solo lì sentiva di poterlo fare.
Aveva in tasca il veleno. Pensava che anche il modo che aveva scelto per uccidersi fosse anacronistico, ma non aveva molta importanza. L’unica cosa importante era che fosse pronto. Aveva pensato a tutto, anche alla musica. Aveva con sé il suo immancabile lettore mp3, sarebbe morto con lui nell’acqua dove si sarebbe gettato un istante dopo aver bevuto il veleno.
Sorrideva, mancava poco.
Aveva scelto musica classica come colonna sonora, ed in particolare Al di là del vetro la sua preferita per sparire. Fu in quel momento, mentre le note di Al di là del vetro inondavano il suo cervello, che decise di guardare giù, di guardare l’acqua che tanto amava, l’acqua che lo aveva fatto sentire padrone del mondo bracciata dopo bracciata verso l’infinito, ed una sensazione di paura lo avvolse.
Aveva paura di morire. Nonostante la giornata fosse perfetta, nonostante il naso da clown, nonostante tutti gli errori, nonostante il suo disagio, nonostante la fatica di vivere, aveva paura di morire.
Inconcludente. Ancora una volta.
Lacrime opprimenti gli inondarono il volto, voleva vivere, rivedere ancora mille volte quel posto e sentirsi a casa, rimanere chiuso in camera ad ascoltare la musica che riempiva di note la stanza solo per lui, cibarsi di arte e di cultura. Che importava se questa non era vita convenzionale?
Era la sua vita, non straordinaria, né particolarmente lodevole, ma di certo sua.
E così si allontanò, si rimise a camminare nella stessa direzione da cui era venuto ma nel verso opposto. Nuovamente assorto nei suoi pensieri e nella sua musica.
Non c’era quasi mai nessuno in quei luoghi, e a quell ’ora era davvero improbabile incrociare anima viva. Ma la vita non fa sconti e il destino a volte non accetta pentimenti.
Lo vide all’ultimo, quando era impossibilitato a qualunque movimento, non gli diede neppure il tempo di mettere a fuoco l’immagine. Il camion lo travolse in un attimo.

- Non voglio morire - farfugliò, ma nessuno potè sentirlo.

L’indomani i giornali raccontavano di un ragazzo pieno di vita morto a causa di un incidente stradale con gli auricolari nelle orecchie ascoltando Al di là del vetro. A qualcuno interessò la sua storia.

postato da: brokenmeredith alle ore 18:14 | link | commenti
categorie: diario, storia, morire, notte, vetro

Under construction..

Per qualche motivo ho deciso di cambiare, di rivivere il mio blog in una nuova dimensione.

questo è il vecchio indirizzo: http://troppotardi.blogspot.com

rimango io inevitabilmente, rimangono i miei pensieri e la mia vita. cambia solo il luogo dove quella vita, quei pensieri e quella me si raccontano.

under construction.

 

postato da: brokenmeredith alle ore 16:48 | link | commenti
categorie: pensieri, vita, diario, life, blog