Ho fatto i miei conti e ho scoperto che non possiedo di più..
e poi ti svegli una mattina e non è la solita mattina. ti addormenti con l'idea di voler chiudere il blog. manca l'ispirazione, manca la condivisione, manca. e la mattina continua a mancare. eppure sai che se anche fosse presente probabilmente non sarebbe più aggregativo, ma solo un collage di foto vecchie, nostalgiche. eppure è una condanna sapere pur non dovendo sapere. ricordare e sentirsi soli. aver perso per non essere stati abbastanza bravi. ed ancora brividi nel ricordare. no, non è la solita mattina. quel pensiero costante ma sempre latente, ora richiama attenzione. urla e non abbandona mai, neppure un istante. e neanche ci provi ad annullarlo, sforzo inutile. rimanere al buio facendosi cullare dalle note di un gentile einaudi sembra l'unico desiderio concretizzabile. e te la prendi con la vita, vecchia puttana, tanto per sentirti coscientemente realizzata. ma sai, in fondo sai, che gli errori nascono, vivono e muoiono in te. no, non è la solita mattina. la distanza inizia ad essere incolmabile, ciò che sembrava una semplice battuta d'arresto sta diventando una crepa di incomprensioni. sai dove inizia ma non dove finisce.
mi sono svegliata stamattina con l'idea che questo blog lo manterrò per me. e per te. forse.

brulicante. pieno di schegge impazzite, rumorose ed a volte solo silenzio avvolgente. un luogo come un altro, o forse meno brillante di qualcun altro. lì ti ritrovi curioso ad osservare volti sconosciuti, entrando e plasmando le loro menti a seconda dell'umore giornaliero.
è una lacrima quella che sta trattenendo, è un sorriso quello che leggi, poi di nuovo tristezza, nell'angolo successivo ti aspetta paziente una nuova emozione. gira implacabilmente la roulette..rosso o nero? braccia che si uniscono o braccia che si dividono? luogo strano, vita che se ne va e vita che arriva in un processo continuo che non parla di morte ma solo di lontananza.
come se si potessero accostare solo e lontananza.
scorgo passi lenti davanti a me, mi interesso al dolore di quel ragazzo che appare desolato all'idea di abbandonare la banchina. ne sono affascinata.. non si può fare altro che seguirla quella fottuta banchina verso l'uscita. L’uscita che in occasioni come queste somiglia ad una condanna alla vita di sempre. privi di ciò che si considera vitale.
fondamentale camminare senza voltarsi indietro perché a guardarla la partenza si diventa vecchi prima del dovuto.
si lascia ossigeno in quei treni sporchi, debilitati, protagonisti di vita mancata.
un altro arriva. ed il nostro parte.
mi riprometto di non guardare ma la tentazione è troppo forte e divento vecchia prima del tempo a guardarla. la partenza.
lascio che si porti via la speranza che ho riposto nel mondo. lascio che trascini via i miei desideri di una notte compagna, di un bacio leggero, di un abbraccio che scalda, di un sorriso sincero. quel sorriso che manca. ora. e che mancherà. domani.
lo sconosciuto accompagna il mio dolore. compagni di sventura, per pochi attimi. può capire, penso. può capire cosa voglia dire lasciare che i treni segnino il proprio destino. può capire cosa voglia dire sentirsi impotenti, incapaci di produrre soluzioni nuove a questioni oggettivamente irrisolvibili.
in silenzio. rimaniamo lì. lasciamo che l'assenza ci travolga e diventiamo più vecchi. insieme.
La stanza che non vivrò mai,
il petto che profuma di chiuso.
Continua, implacabile, il dolore di te.
Della vita imbrigliata in congetture giuste.
Chissà per chi.
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca
Piove. Fuori, dentro. Piove.
Non è un uragano, non tuona, nessun fulmine. Solo pioggia ininterrotta, con lo stesso ritmo. Mai diverso, mai più forte, mai meno. Sempre e solo lo stesso ritmo.
Piove. e non vorrei ci fosse il sole. Fuori. Il cielo è avvolgente ed una coperta forse può celare un brivido. Dentro.
Vorrei solo resettare la mia vita. Mandare in pensione questa, di anzianità e non di vecchiaia, e cominciare un nuovo corso, con la stessa consapevolezza di oggie gli strumenti di ieri. Hai tempo, hai tempo. Non faccio altro che suggerirmelo, ma il tempo si è bruciato tra le mie manie e le mie incertezze.
Ed oggi taccio. taccio a me stessa la verità del fallimento irreversibile. perchè dietro non si torna, non posso permetterlo. deludere gli altri mortifica il proprio io più di quanto possa mai farlo deludere se stessi.
La mia vita così incomprensibile a chi non la vive, a chi non prova ad entrarci almeno un pò, da qualsiasi angolazione. Incomprensibile. Strana. Diversa. Ed a lungo andare, è inevitabile che ti ci senta incomprensibile. Strana. Diversa.
You'll say
Don't fear your dreams
It's easier than it seems
You'll say you'd never
Let me fall from hopes so high
But never is a promise
And you can't afford to lie
You'll never live
The life that I live
I'll never live the life
That wakes me in the night
You'll never hear
The message I give
Youy'll say it looks as though
I might give up this fight
You'll say you understand
But you don't understand
You'll say you'd never
Give up seeing eye to eye
But never is a promise
And you can't afford to lie
E Prevert e Fiona urlano nelle mie orecchie. Ed in fondo mi tengono compagnia. Non è commiserazione, bensì consapevolezza. Di un mondo che corre ad una velocità diversa dalla mia. Dimensioni capovolte. E si moltiplicano i momenti di disagio, piuttosto che quelli di soddisfazione di non amare scamarcio e la sua generazione. Chiedo scusa a me stessa se preferisco Erri De Luca. Chiedo scusa a me stessa. E a voi, che non capite e non capirete.
Le mie lacrime notturne aggiungono scuse silenti.
Non è scegliere.
Si può scegliere quello che si vuol far credere di essere ma non quello che si è. Ed io non ho scelto nulla, se non di respirare nella mia dimensione.
Ciò che addolora, perseguita ed annienta è sentirsi soli. Soli nella propria dimensione. Sono pochi quelli che vogliono vederla, pochissimi quelli che possono raggiungerla ed ancora meno chi vuole viverla dopo averla vista.
Spero solo che nessuno si senta in colpa. Basto io per tutti.
'cause i want it now
i want it now
give me your heart and your soul
and i'm breaking down
i'm breaking out
last chance to lose control
and want you now
i want you now
i'll feel my heart implode
and i'm breaking out
escaping now
feeling my faith erode..
Lo so. Traguardo infimo. Ma da qualcosa dovevo pure cominciare.
Grazie a chi è passato lasciando un segno.
A chi è semplicemente passato.
E a chi ne ha avuto l'intenzione ma non l'ha fatto.
IoMe
Mi ritrovo in un' aula universitaria attorniata da gente che conosco, o almeno così mi sembra. Non riesco a focalizzare alcun volto.
Stiamo seguendo una lezione di European Criminal Law, rigorosamente in inglese. Non siamo in Italia. evidentemente.
Il Professore urla qualcosa cercando di invogliarci ad intraprendere quella strada una volta conseguita la laurea. Ha i baffi, non più giovane, muove il dito violentemente. Ci tiene alla sua materia. Evidentemente.
Nella seconda parte della lezione faremo l'esame. Nessuno è preoccupato, pare sia un caso pratico. Ma non me ne curo.
E non mi sorprendo neppure quando il Prof. ci consegna dei fogli bianchi invece che le domande dell'esame; e dichiara che il nostro esame verterà sulla ricerca dell'assassino di suo cugino.
Ci muoviamo come soldatini telecomandati, tutti alla frenetica ricerca del fuggitivo che è ancora nell'università. evidentemente.
Mi muovo con destrezza e agilità, prima degli altri arrivo in una stanza buia e trovo ciò che sto cercando: una sacca. Dentro i pantaloncini celesti dell'assassino e delle foto che lo ritraggono. Consegno il materiale trovato al Prof. e attendo istruzioni. Mi chiede di continuare.
Ed in un secondo, o almeno così mi sembra, lo trovo. Io e lui. Face to face. Nonostante ci siano tutti gli altri intorno. Silenzio. Nonostante mi sia così vicino non riesco a dargli un volto, eppure so che è lui. Sento solo la sua pistola su di me e spero che lui senta la mia.
Non attendo oltre.
Sparo.
E uccido. Vedo occhi bianchi. Più nulla.
Rassegnata, mi incammino verso una sorta di bancone. dietro il mio prof. poso la pistola e ricevo i suoi complimenti mentre gli altri applaudono.
Solo una voce: 30 e lode.
Fuggo, esco e vomito. Mi sveglio. Inorridita. evidentemente.