ho dimenticato l'emozione di un compleanno. ricordo quando ero piccola che fuggivo tra urla e battiti sfrenati in giro per casa in attesa dei miei amichetti e dei gelati che mia madre comprava in quantitativi industriali per soddisfare dozzine di bambini sudati. i gelati e nascondino, e la sera diventava bottino di ricordi straordinari. iniziava l'estate. così. poi si cresce, e non è più l'età di nascondersi, anche se i gelati si possono continuare a mangiare. l'anno scorso esame e americani a campo dei fiori. pagliaccio della serata, recuperando sale per giorni ancora mediocri e faticosi, illuminati dalla tua presenza. sono ritornati i battiti sfrenati, ma non erano dovuti al giorno del mio compleanno. e poi un anno di convenevoli, di urla, di risate, di lacrime, di baci sfiorati, voluti. poi il vuoto per un pò, il ritrovare se stessi. il rincorrermi in cunicoli aridi, bui, dove mai. mai. avrei creduto di ritrovarmi. e avere a disposizione solo le proprie mani. le mie mani. così logorate. e avere paura come mai nella vita. come mai. unico obiettivo. cercare aria e luce. e forse averti subordinato ai miei bisogni. me ne scuso, ora come allora. ma c'eri, ci sei, e vorrei ci fossi. sempre. e per sempre. così è arrivato un nuovo compleanno, con delle assenze sconcertanti ma credo ormai messe in conto, e delle presenze rivalutate. si, perchè che importanza ha se non sono combacianti con il mio ego spropositato, ci sono. non hanno mai mancato ad appuntamenti importanti. e mi chiedono ancora come sto. a volte, sembrano anche credere in me. ed io che ho smesso di farmi troppe illusioni. o forse inizio semplicemente ad osservare senza pre concetti. mi diverto. e tu c'eri. in quel giapponese. c'eri. e ridevi con me. perchè sei sempre con me. ormai. non scappi. battiti sfrenati, anche ora. perchè sei il mio regalo più bello. ed io. non ho altro che te.
ho sempre desiderato fare la cantante. io. immaginavo spazi immensi ricoperti da persone festanti e urlanti il mio nome. io. amo celare i miei sentimenti, perchè nel mio personaggio ci sta tutto. io. amo stare da sola in camera, meglio se con musica di dubbia esaltazione. io. sono tutto ed il contrario di tutto. io. ho messo un tavolo in camera che stesse vicino alla finestra per studiare alla luce ma continuo ad utilizzare la scrivania, al buio o presunto tale. io. non sono più la stessa di allora e non sarò mai più la stessa di oggi. eppure sono sempre. io. amo troppe cose contemporaneamente e tendo a non definirle mai. io. ogni tanto mi ritrovo a ringraziare Dio e non so neanche se esiste. io. piango. quasi mai. rido. io. ho molta paura. io. amo la nutella, ma evito di comprarla. io. amo stare negli spazi aperti. magari vuoti. odio. gli spazi angusti. io. ho l'orologio attaccato al polso 24 h su 24h. e quando non lo ho. mi sento persa. io. a volte adoro mettermi in balcone ad ascoltare il silenzio. io. a volte sono oppressa da quel silenzio. io. a volte mi cambierei dalla prima all'ultima virgola. io. a volte frequenterei solo me. stessa. IO.
è che a volte neanche le lacrime bastano. e le parole tanto meno. forse il silenzio. ma ci sono quelle volte che il silenzio non fa altro che aggravare la sensazione di disagio. avvilimento. depressione. e va tutto bene. anche quando il sole va in pensione. va tutto bene. vorrei mi strappassero il cuore, la testa, gli istinti. eppure vorrei più cuore, più testa, più istinti.
l'incompleto.