ti ho urlato addosso e non hai ascoltato. hai ritenuto che le mie parole potessero essere messe da parte, in quel momento. hai creduto fosse giusto così. credi di sapere cosa senta ora. in questo momento. e in quello ancora dopo. e anche in quello che c'era prima. credi di conoscere il mio io, erroneamente. io non sono altro che il 10% dei pensieri che mi dedichi. a volte anche di meno. sono quello che non vuoi ascoltare. che vuoi imparare ad omettere. quello che un si non te lo regala, ma nel momento giusto te lo dona. e sono ora in guerra per cercare di essere. una guerra che gioco sempre con armi giocattolo e senza colpire alle spalle. una guerra che tu non conosci. ed io ho sempre meno voglia di raccontare. renderti partecipe di quello che ieri avrei condiviso con te.solo con te. da quanto tempo non vedi lacrime? eppure ho passato giorni a raccoglierle.
ad oggi la mia vita ruota intorno al mio cuore. e basta.
c'era una me un tempo. giovane mai indifesa. ma pur sempre giovane. c'era una me un tempo che con la consapevolezza della me di oggi avrebbe agito in modo diametralmente opposto al modo in cui ha agito. c'era una me un tempo. e quel tempo non è quello odierno. ho visto lacrime sgorgare ed ho tentato di asciugarle ma non ne ero capace. non avevo gli strumenti. ho vissuto sensazioni ed emozioni che oggi penso non avrei dovuto vivere. non in quel tempo. non in quel modo. ci sono realtà indimenticabili ed i fantasmi non fanno altro che spolverare polvere coprente. c'era una me un tempo. ed oggi non c'è più. avrei voluto e dovuto credere che la vita è uno scherzo. e che si, ci sono età in cui non è poi così importante prenderla sul serio. le cose tornano. a volte.
"guardare la vita in faccia, conoscerla per quello che è, amarla per quello che è; è il diritto di ogni essere umano".
e poi ti svegli una mattina e non è la solita mattina. ti addormenti con l'idea di voler chiudere il blog. manca l'ispirazione, manca la condivisione, manca. e la mattina continua a mancare. eppure sai che se anche fosse presente probabilmente non sarebbe più aggregativo, ma solo un collage di foto vecchie, nostalgiche. eppure è una condanna sapere pur non dovendo sapere. ricordare e sentirsi soli. aver perso per non essere stati abbastanza bravi. ed ancora brividi nel ricordare. no, non è la solita mattina. quel pensiero costante ma sempre latente, ora richiama attenzione. urla e non abbandona mai, neppure un istante. e neanche ci provi ad annullarlo, sforzo inutile. rimanere al buio facendosi cullare dalle note di un gentile einaudi sembra l'unico desiderio concretizzabile. e te la prendi con la vita, vecchia puttana, tanto per sentirti coscientemente realizzata. ma sai, in fondo sai, che gli errori nascono, vivono e muoiono in te. no, non è la solita mattina. la distanza inizia ad essere incolmabile, ciò che sembrava una semplice battuta d'arresto sta diventando una crepa di incomprensioni. sai dove inizia ma non dove finisce.
mi sono svegliata stamattina con l'idea che questo blog lo manterrò per me. e per te. forse.
Per un qualche motivo, strano ad individuarsi, forse per molti motivi, ci siamo persi. Una di quelle tragedie alla porta, di quei silenzi latenti, di quelle percosse violente e il conseguente nulla.
Ed è inutile cercarsi, sappiamo entrambi che forse il tempo può laddove non abbiamo potuto noi. Noi, dalle grandi promesse. Noi, dalle enormi parole. Noi, dalle fugaci passioni.
Ricordo serenità come sapore lontano.
Ora vivo solo una specie di apatia. Mi pervade angosciandomi. Dovrei confondermi con l’armonia della stanza, plasmarmi sulla perfetta imperfezione delle cose. Ma rimarrò qui a terra immobile a guardare senza osservare.
E’ solo male in polvere.
Questo fottuto tempo che corrode, tempus edax rerum. Perché si cambia, e non è semplice cambiare senza sgomitare, e non è semplice cambiare senza ferire. Passare da ciò che si crede niente a ciò che si crede tutto conseguendo i quindici minuti di Andy, è dolcemente pericoloso.
Si entra in mondi in cui la condivisione diventa eccezione, ci si sente forti, onnipotenti, indistruttibili, gentili servi di mondi corrotti. E non per questo migliori. Certamente falsi d’autore.
Non mentire su di te con te.
Io sono tradizionalista, forse più tradizionalista di quanto credessi. Ma ti voglio bene, e allora un giorno, magari mai, quando sarà passata la fase di auto esaltazione dell’io, saprai dove trovarmi.
Perché se di fallimento si deve parlare, abbiamo fallito in due.
Ma ogni tanto guardati. You forgot to answer.