TEMPUS EDAX RERUM

Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai SEMPRE l'impressione di aver PERSO QUALCOSA, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle DI NON AVER VISSUTO TUTTO. C'e' quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato TROPPO IN FRETTA nei momenti in cui avresti dovuto fare ATTENZIONE.
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Utente: brokenmeredith
Osservo psicotiche figure ansiose ingannare il tempo censurando lussurriosi desideri di gioia. Qualcosa di molto goloso il gioire fine a se stesso. Sentirsi a posto. Chirurgicamente oltre la perfezione. Un esistere sensato. Pura finzione. Osservo il crimine dell'illusione creare teatrini urbani di marionette, appese a invisibili fili di speranze amare. Osservo. Implacabilmente osservo lo spettacolo della quotidianità bastarda che vuole sudditi umili e alienati. Puro campare per campare per molti. Anestezzarsi e sorridere.

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lunedì, 08 gennaio 2007

L'illusione di cambiare

Camminava assorto. Era una di quelle giornate che adorava, con il cielo basso che sembrava quasi potesse essere toccato, o almeno sfiorato. Il freddo pungente che gli colorava il naso di rosso, trasformandolo in un clown. Non che si sentisse qualcosa di diverso. E l’odore, l’odore della notte nonostante fosse giorno, che gli ricordava la sua infanzia.
Non che ne avesse ricordi particolarmente precisi, ma una sensazione di benessere malinconico lo coglieva sempre quando riaffiorava il pensiero. E anche oggi si lasciava penetrare da quella sensazione.
In fondo la malinconia era il suo mood preferito, nonostante quello che pensassero gli altri non avrebbe mai potuto pensarsi in vesti diverse da quelle che essa gli offriva giornalmente.
Era la sua vita, non straordinaria, né particolarmente lodevole, ma di certo malinconica.
Pensò che era proprio il giorno giusto. Il giorno giusto per trovare coraggio. Magari qualche giornale lo avrebbe scritto. Si rese conto che stava fantasticando, a chi sarebbe interessata la sua storia? Non era famoso, non aveva un conto a tanti zeri, e oltre a sentirsi un granello di sabbia sapeva fare poco e niente. Si, a nessuno sarebbe interessata.
Non riusciva neppure a ricordarla nei dettagli la sua storia, come era arrivato fino a quel giorno? Dov’è che aveva perso le speranze di cambiare qualcosa? Si domandava, mentre il passo deciso lo conduceva nel posto dove finalmente avrebbe dato un senso alle sue giornate.
Sorrideva. Si, era pronto.
Non era passato giorno senza che si fosse sentito un essere mediocre, inadatto al quieto vivere e alla pazienza, eppure non ce l’aveva con se stesso. Come avrebbe potuto? Da sempre sentiva di appartenere ad un’altra categoria, diversa dagli essere umani di tutti i giorni, quelli che amano la televisione, i discorsi poco impegnati o quelli impegnati ma di facciata, lo svago fine a se stesso, le giornate piene di sole. Non li condannava, credeva di avere la dote della tolleranza, manifestata accettando ogni tipologia di vita differente alla sua. Ma sentiva profondamente di essere fuori posto.
Ogni tanto aveva provato a fingere vestendo i panni di qualcuno o qualcosa di diverso da quello che in realtà era, ma il risultato era stato disastroso. Non ultima una storia d’amore con una ragazza gentile e dolce, aveva promesso a se stesso che sarebbe stato il suo biglietto per raggiungere la vita di tutti. Solo per questo aveva accettato di sposarla, credeva bastasse il paterno affetto nei confronti della dolce e gentile ragazza, ma a nascere tondi non si muore quadrati. Ora lo sapeva bene. Forse le spezzò il cuore quando non si presentò all’altare senza neppure avvisarla, non ne era sicuro. Cambiò semplicemente città. Nessuno o quasi avrebbe pianto la sua assenza.
Era arrivato.
Poteva ammirare il paesaggio di sempre, la casetta piccola e buia che avrebbe voluto acquistare, il fiume gelido che scorreva sotto il ponte e la folta vegetazione che con i colori dell’autunno circondava tutto. Sin dalla prima volta che per caso era capitato in quel posto se ne era innamorato, da allora, quando aveva voglia di uscire di casa, era l’unico luogo dove sentiva di poter andare. Proprio lì gli venne in mente di risolvere tutti i suoi problemi, e solo lì sentiva di poterlo fare.
Aveva in tasca il veleno. Pensava che anche il modo che aveva scelto per uccidersi fosse anacronistico, ma non aveva molta importanza. L’unica cosa importante era che fosse pronto. Aveva pensato a tutto, anche alla musica. Aveva con sé il suo immancabile lettore mp3, sarebbe morto con lui nell’acqua dove si sarebbe gettato un istante dopo aver bevuto il veleno.
Sorrideva, mancava poco.
Aveva scelto musica classica come colonna sonora, ed in particolare Al di là del vetro la sua preferita per sparire. Fu in quel momento, mentre le note di Al di là del vetro inondavano il suo cervello, che decise di guardare giù, di guardare l’acqua che tanto amava, l’acqua che lo aveva fatto sentire padrone del mondo bracciata dopo bracciata verso l’infinito, ed una sensazione di paura lo avvolse.
Aveva paura di morire. Nonostante la giornata fosse perfetta, nonostante il naso da clown, nonostante tutti gli errori, nonostante il suo disagio, nonostante la fatica di vivere, aveva paura di morire.
Inconcludente. Ancora una volta.
Lacrime opprimenti gli inondarono il volto, voleva vivere, rivedere ancora mille volte quel posto e sentirsi a casa, rimanere chiuso in camera ad ascoltare la musica che riempiva di note la stanza solo per lui, cibarsi di arte e di cultura. Che importava se questa non era vita convenzionale?
Era la sua vita, non straordinaria, né particolarmente lodevole, ma di certo sua.
E così si allontanò, si rimise a camminare nella stessa direzione da cui era venuto ma nel verso opposto. Nuovamente assorto nei suoi pensieri e nella sua musica.
Non c’era quasi mai nessuno in quei luoghi, e a quell ’ora era davvero improbabile incrociare anima viva. Ma la vita non fa sconti e il destino a volte non accetta pentimenti.
Lo vide all’ultimo, quando era impossibilitato a qualunque movimento, non gli diede neppure il tempo di mettere a fuoco l’immagine. Il camion lo travolse in un attimo.

- Non voglio morire - farfugliò, ma nessuno potè sentirlo.

L’indomani i giornali raccontavano di un ragazzo pieno di vita morto a causa di un incidente stradale con gli auricolari nelle orecchie ascoltando Al di là del vetro. A qualcuno interessò la sua storia.

postato da: brokenmeredith alle ore 18:14 | link | commenti
categorie: diario, storia, morire, notte, vetro